Jennu brigannu - storie di briganti calabresi, Zahir Cosenza

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Jennu brigannu - storie di briganti calabresi, Zahir Cosenza

Messaggio da Admin » 08/02/2016, 14:30

Zahir associazione culturale presenta lo spettacolo teatrale “Jennu brigannu. Storie di briganti calabresi”.

JENNU BRIGANNU”

Due uomini, due sedie. Sullo sfondo potrebbe esserci una porta, la porta di una bottega in cui si vende vino (in una qualsiasi strada di paese).
I due stanno davanti a questa porta immaginaria, e parlano di un tema a caduta libera: il brigantaggio. Ne parlano dispiegando le loro conoscenze e con i modi di cui sono capaci, ne parlano mischiando la Grande Storia dell’Unità d’Italia con le storie riportate da testimonianze inedite o inventate, intrecciando cronache agiografiche, calunnie, leggende, materiali fotografici e documentari e un po’ di spensierato “sentito dire”.
Il testo è una polifonia che tiene in conto sia le voci contro e sia quelle a favore del brigantaggio, con l’obiettivo di svelare i limiti presenti in una lettura manichea del fenomeno. I briganti non erano solo farabutti ma neanche solo eroi da leggenda, erano innanzitutto uomini che avevano scelto, o erano stati costretti a scegliere, di stare fuori della legge e dalla cosiddetta comunità civile, pagandone poi il prezzo più alto. Accanto a storie note e divenute parte della cultura popolare, ci sono storie di tanti senza nome, che si sono fatti briganti per seguire un sogno, un’ideale, per una vendetta, un motivo d’onore, o solo per sfuggire la fame.
Il racconto dispiega così una storia frammentata e contraddittoria, che si sviluppa parallelamente a quella ufficiale e alle vicende della Calabria contemporanea. Il dialogo fra passato e presente è continuo, la cronologia netta degli eventi cede il passo alla poesia, i documenti storici sconfinano nei deliri e nei sogni di chi il brigantaggio l’ha vissuto per interposta persona, senza agire, senza scegliere, ma continuando a raccontarlo, in qualche maniera, a cantarlo.
Lo stile della recitazione è semplice, privo di artifici, tutto si basa sulla parola, sulla capacità degli attori di dare corpo e voce a piccoli frammenti narrativi, in un continuo affastellarsi di stili, forme e dialetti, con una voglia di raccontarsi addosso e di togliersi il fiato a ricordare nomi, personaggi, luoghi, storie

Jennu brigannu. Storie di briganti calabresi
di Vincenza Costantino
con Manolo Muoio e Ernesto Orrico
regia di Ernesto Orrico
luci e fonica Antonio Giocondo

Vincenza Costantino ha curato i libri “Teatro in Calabria 1870-1970”, edito da Monteleone nel 2003, e Tra dramma e vita, il teatro di Antonio Spadafora, edito da Sovera nel 2010. È autrice dei testi teatrali Sulle acque sui rovi, storia di San Francesco di Paola (pubblicato da Le Nuvole nel 2007) e L'emigrazione è puttana. Ha insegnato Semiologia dello Spettacolo per il Corso di Laurea in Filosofia e Scienza della Comunicazione e Arti Performative e Nuovi Media per la laurea specialistica in Linguaggi dello Spettacolo, del Cinema e del Video, dell’Università della Calabria. Attualmente insegna presso il Liceo Scientifico di San Giovanni in Fiore. Ha scritto il saggio “Teatro come esperienza pedagogica” edito da Anicia nel 2015.

Manolo Muoio ha studiato recitazione con Francesco Lorenzo Gigliotti presso il Centro RAT Teatro dell’Acquario. Ha partecipato a diverse performance del Living Theatre, durante una loro tournée italiana. Nel 1998 ha studiato presso il Source’s Research Theatre di Bolpur (India), con Abani Biswas, allievo di Jerzy Grotowski. Ha studiato con Natalie Mentha, Yves LeBreton, Clive Barker, Tetsuro Fukuhara, Eimuntas Nekrosius, Marylin Fried, Michele Di Stefano/MK. Nel 2004 ha lavorato nel Romeo e Giulietta diretto da Nikolaj Karpov, docente di Plasticità Scenica al Gitis di Mosca. Nel 1998 è tra i fondatori di Teatro Rossosimona. Ha recitato negli spettacoli Sida e l’uomo dal fiore di Lindo Nudo (vincitore del Premio ETI – Vetrine 1996) e È il Momento dell’Amore di Lindo Nudo, (vincitore del Premio Scenario 2001), L'esausto di Lorenzo Gleijeses e Julia Varley.

Ernesto Orrico. Attore, autore e regista, laureato al Dams dell’Università della Calabria, ha studiato con Maurizio Grande, Valentina Valentini, Marcello W. Bruno e Francesco L. Gigliotti. Ha frequentato laboratori teatrali con Mariangela Gualtieri e Cesare Ronconi del Teatro Valdoca, Lyudka Ryba del Cricot 2, Romano Colombaioni, Francesco Scavetta, MK, Vincenzo Pirrotta, Peppino Mazzotta, Armando Punzo. Dal 1998 al 2001, ha fatto parte di Teatro Rossosimona. Ha lavorato con Scena Verticale, Centro RAT – Teatro dell’Acquario, Carro di Tespi, Spazio Teatro, Zahir, Compagnia Ragli. Dal 2003 al 2014 ha collaborato con il Teatro della Ginestra di Cosenza. Ha scritto “'A Calabria è morta”, monologo teatrale edito da Round Robin (Roma 2008), le raccolte di poesie “Appunti per spettacoli che non si faranno” per Coessenza (Cosenza 2012) e “The Cult of Fluxus” per Edizioni Erranti (Cosenza, 2014).

<<Come fondale mobile, composto di elementi in osmotica dinamica verso e dal proscenio, condito di un’endogena capacità abrasiva, Jennu brigannu riproduce voci popolari e situazioni drammatiche sul filo di afflati sincronici, allontanando il pericolo di inglobamento dei piccoli miti nell’orbita dell’esotismo e della vis storicizzante.>>
Natale Filice, prefazione al testo “Jennu brigannu” , Abramo editore

<< (...)vecchie vicende sui briganti, dalle più conosciute e leggendarie a quelle meno note, s’intrecciano con la storia dell’Unità d’Italia e con racconti di persone normali e di emigrazioni contemporanee, disegnando una Calabria sempre ferita e alla ricerca di un’identità e che vede molti dei suoi figli andare via, oggi come allora. Varcando i confini cronologici, i racconti e le storie diventano trame di un tessuto frammentario e poetico, amaro e ironico al tempo stesso, che sconfina nel surreale e nel sovrapporsi di stili e lingue diverse. Uno spettacolo emozionante, con una scenografia scarna affidata a due sedie e due fiaschi di vino e qualche accenno nei costumi degli attori. Il lavoro della Costantino, lontano da qualsiasi eco retorico o sentimentale, risulta impegnato ma leggero, mescolando sapientemente grandi e piccole narrazioni, storie corali e personali, fonti storiche e leggende, senza dare giudizi di merito, ma con una (dis)incantata consapevolezza.
Marta Veltri, La Voce di New York

<<Nel testo – come in una Comedia che dell'Inferno ha solo i connotati parossistici – si muovono personaggi storici dai contorni mitologici: da “Re Marcone” Berardi a Giuseppe Musolino da Santo Stefano d'Aspromonte, storie che meriterebbero ciascuna uno “spin off”, un approfondimento teatrale a parte. C'è soprattutto la stora di “Ciccilla”, quella Marianna Oliverio compagna del brigante Pietro Monaco che meriterebbe fortune letterarie degne di compagni “del calibro di Villella>>
Eugenio Furia, Corriere della Calabria

<<La struttura di “Jennu brigannu” è semplice, 2 attori, 2 sedie, luce naturale, qualche accenno nei costumi, una narrazione polifonica, qualche geometria registica. Semplice non sinonimo di naif, piuttosto fruibile, godibile, popolare. Voci sul brigantaggio, senza il padrone del ruolo, della parte determinata, voci d'un meridione, d'una Calabria, ancora alla ricerca della propria identità che si interroga sul passato>>
Emilio Nigro, Il Quotidiano della Calabria

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