| Proposte
2004-2005
UltimoTeatro
…E ADESSO FRANK
DOVE SEI?
Interpreti: Tiziana Spacagna, Stefano Orlandini, Joaquin Wolter, Simona
Emmanuele, Cristina Stilli, Zoè Gruni, Luca Privitera
Testi: Joaquin Wolter & Cristina Stilli
Musiche: Tomaso Azara, Luca Privitera, Joaquin Wolter.
Light Design: Alessandro Bongi
Proiezioni Scenografiche e Video: Z.O.E. Visual Art Studio
Regia: Luca Privitera & Joaquin Wolter
Collaborazione Artistica: Piero Corso, Alessandra Bruni
…E’ uno spettacolo intrecciato
di multimedialità e multiculturalità che utilizza la scena
come una fabbrica di suoni & rumori, proiezioni scenografiche, ritmi
serrati, video installazioni, sequenze teatrali e fotografiche. Traccia
un percorso, intriso da un carattere ironico ed impregnato da un forte
fervore autodidatta.
Il suo scopo è diretto all’analisi
fisica di un viaggio che incontra culture ed etnie differenti. Fondando
così le proprie radici su testi scritti, (trapelando alcuni appunti
di viaggio). Durante la preparazione dello spettacolo sono stati prima
decomposti, tramite esercizi di training, in secondo luogo destrutturati
in una nuova forma, tramite azioni teatrabili. Il risultato finale lo
si è avuto quando abbiamo affrontato il tutto con una ricerca
minuziosa e dettagliata. Che analizzava tutta una serie di ricostruzioni
performative, trattando a sua volta tutti gli stimoli provenienti dal
vissuto.
…È una concentrazione energetica
donata da più spiriti….
La sua funzione è tanto importante quanto
sottile….
Essa raccoglie informazioni dalla quotidianità,
rendendone un significato teatrale.
La Realizzazione diventa così una lunga
serie azioni chiuse in se stesse che insieme realizzano un viaggio vero
e proprio:….è la realtà di un vissuto che sviluppa
la propria esperienza, verso una certa coscienza nel “viaggio
come attesa”.
…È un viaggio attraverso il mondo.
…È un monologo soggettivo che diventa
oggettivizzante.
…È un abbraccio che stringe in se
visioni tanto reali, quanto fantastiche.
…È un laboratorio che si articola
in simbiosi sia con le persone che lo compongono, sia con il luogo di
rappresentazione.
È la formulazione di un “teatro delle
esperienze” che richiede la lettura delle immagini in più
fronti…la sua leggibilità spazia articolandosi verso una
certa percezione, che permette una relazione, quasi fisica con il pubblico
….
In breve, questo spettacolo nasce da alcuni concetti
semplici e comuni in tutto il pianeta.
Questo progetto è stato realizzato tramite
laboratori articolati verso quattro diverse direzioni (musica, teatro,
video, cronaca di vita). Il luogo principale di tali eventi sono stati
i Cantieri Culturali _ ex Macelli _ (Prato). Per circa il periodo di
un anno, 43 persone (ognuna in momenti e contesti diversi), sono passati
da questo variegato tracciato, lasciando il loro bagaglio culturale.
Permettendo di raccogliere una quantità innumerevole di materiale…..infatti
tutto quello che si vede e si ascolta in questo spettacolo è
originalmente prodotto dalla compagnia.
CARNE VIVA
Interpreti: Paola Pucci, Stefano Orlandini, Chiara
Buonfanti, Joaquin Wolter, Anna Pignolo, Cristina Stilli, Zoè
Gruni, Luca Privitera, Salvatore Porcu
Testi: Collettivi
Musiche: Luca Privitera, Joaquin Wolter.
Light Design: Alessandro Bongi
Regia: Luca Privitera & Joaquin Wolter
Collaborazione Artistica: Francesco Rotelli
NOTE DI REGIA di Joaquin Wolter e Luca Privitera
L’idea di questo spettacolo è
nata nel periodo in cui cominciò la guerra, prima in Afganistan
e poi in Irak : << dove il “Presidente Americano Bush”,
sosteneva che tutti noi eravamo in guerra e che questa sarebbe durata
almeno 30 anni >>.
Così ci proponemmo di fare uno spettacolo
sulla “Vita Durante La Guerra”…sulla nostra vita.
Raccontando l’assurdità della sua esistenza e le banali
motivazioni che la sostengono.
Le reazioni alla nostra idea, non furono sempre
positive (persino all’interno della compagnia), poiché
molti sostenevano di non voler parlare “ancora una volta di guerra”.
<< C’erano già troppe notizie al riguardo >>.
Per noi queste reazioni furono fonte di maggior
curiosità per l’argomento e nonostante lo sviluppo del
tema diventasse più difficile, ci sembrò raggiungere un
livello ancora più interessante.
Così Ultimo Teatro decise di andare effettivamente
in guerra.
Prima di iniziare le nostra battaglia ci prefiggemmo
di usare molto sottilmente, armi non convenzionali e altamente sofisticate,
come l’esplosione dei nostri sogni di quando eravamo bambini o
il lancio della nostra voglia di vivere (dei quali più nessuno
sembra interessarsi), infatti il tutto ha scaturito un’esigenza
forte e personale rendendoci capaci di diffondere determinate conoscenze
da svariati punti di vista. La creazione di una serie di percezioni
emotive ci ha restituito una quantità di situazioni assurde e
grottesche portandoci a sua volta un risultato che lavora sulla scrittura
di un copione a ventiquattro mani.
Il suo sviluppo avviene tramite una pluri narrazione
di molteplici personaggi che raccontano ed illustrando i vari aspetti
del “Vivere Sotto i Bombardamenti” attraverso un concatenarsi
di linguaggi astratti e cercando di delineare le caratteristiche di
una “Società Cinicamente Attuale e Globalizzata”.
I dettagli divengono un passaggio espressivo che analizzano ”il
veramente accaduto” con una propria soggettività metaforica.
....Giochiamo così con i rossi della carne,
i blu del cielo ed i bianchi del sogno.
Dialogando tramite i un nucleo di singoli individui
che unendo le proprie forze ha restituito alla storia, un’unica
versione.
Abbiamo travalicato così un profondo fossato
attraverso una Trincea; un Campo Minato; una Giornalista; una Pittrice;
tre Soldati; un Mephisto; un’Armata Branca Leone; un Presidente
con la sua First Lady; dei Tiratori scelti; dei Body Gard; alcune Pubblicità
Regresso; una Mala Informazione; Storie Personali; una Ragazza; una
Donna Troppo Cresciuta; un Milite Ignoto; dei Video; un Arabo; un Ebreo;
una Donna Manager; una Squadra di Rugby; degli Strilloni; una Medusa;
delle Squillo e degli Agenti di Borsa. Naturalmente il tutto è
accompagnato da un’atmosfera sensualmente continua che erotizza
tutto il nostro percorso di guerriglia urbana.
...Quello che in fondo cerchiamo di dire ai potenti
ed a tutto il pubblico è che noi tutti come esseri viventi e
cittadini dell’universo non possiamo permetterci di essere esclusi
dalla vita politica, economica, sociale e culturale del mondo.
Questa non è sicuramente un’operazione
facile ma la nostra azione oltrepassa l’evidenza di ciò
che si vede e si tocca, rendendo teatrali dei concetti umani e dando
uno scopo primario a tutto il contesto di tracciare un solco che scaturisca
lo spunto per una vera e propria rivoluzione intellettuale. Essa si
allontana da qualsiasi qualunquismo per avvicinare i cuori e le menti
di tutti quelli che credono nei cambiamenti dell’uomo e nella
sua evoluzione.
È un grido d’allarme che risuona
negl’orecchi di chi ha detto basta! Basta con i raggiri linguistici!
Basta con le illusioni! Basta con quelli che decidono per la vita altrui!
Perché il futuro non è un sogno
ma qualcosa che si costruisce con le proprie forze e le proprie possibilità.
Perché la vita la si conquista e non la si vende.
101 SON TRE TIRI
Interpreti: Stefano Orlandini & Luca Privitera
Apparizioni: Joaquin Wolter, Simona Emmanuele, Zoè Gruni, Giansandro
Mazzarisi.
Testi liberamente tratti da: Stefano Orlandini, Pier Paolo Pasolini,
Bertold Brecht, Giosue Carducci, Sergio Bertero, Gemiz Hajdari.
Musiche originali: Tomaso Azara
Light design: Alessandro Bongi
Regia: Luca Privitera
È la storia di uno scrittore
alle prese con i propri pensieri, le proprie ossessioni … i ricordi
… i desideri … le incertezze … l’incongruenza
del quotidiano … la sua solitudine.
In questo spettacolo l’esistenza diventa
un percorso cronologico, una rivisitazione della propria vita, attraverso
la poesia e la sua rappresentazione immaginifica. Utilizzando la scrittura
come intreccio di azioni teatrali, diversificate da apparizioni e scene
appartenenti ad una sfera ambigua e surreale.
Sono due personaggi che si disturbano uno con
l’altro…tramutando il gesto essenziale della parola, in
urlo, in testimonianza, in un documento reale…vissuto… in
qualcosa che cambia a secondo dello stato sia fisico sia mentale….
La sua essenzialità si trasforma in uno
studio per un possibile spettacolo teatrale….
È la realizzazione di un non luogo dove
la rappresentazione non è rappresentata…ed il tutto diventa
un effimero appuntamento con se stesso.
101 son tre tiri è un libro da recitare.
Non significa niente, è il libro del niente. Sono pensieri, racconti,
cose vissute, cose sognate, scritte tra le righe di un quaderno, (con
una bella copertina). Da significato a parole che non ne hanno, lo toglie
a quelle che ne hanno troppo. È un passatempo…un viaggio
attraverso il sogno. È l’incombenza della crescita, per
chi non vuole ancora crescere. È un tentativo di farlo. L’ultimo
dei tentativi…o uno dei tanti.
La scelta principale resta quella di raccontarsi
senza mezzi termini, donando all’interlocutore una dialettica
fervida ed espressiva. Ed è proprio così che la manipolazione
artistica incontra una semplice necessità comunicativa, ambientando
le proprie informazioni in luoghi e contesti fini a se stessi. La sua
lettura viene sconvolta da un linguaggio elaborato da segni ed intriso
di simboli iconoclasti… contorti…insoliti…. È
un gioco interattivo dove si fa sul serio, perché ciò
che avviene è mistificato da innumerevoli priorità…dove
uno parla e l’altro agisce.
È una messa al patibolo dei propri ideali,
accostando un sottile eclettismo comico ad una visione cinica, beffarda,
ed enfatizzata.
GEDANKEN EINES ENSAMEN
MESCHEN
Interpreti: Stefano Orlandini, Cristina Stlli,
Simona Emmanuele, Tiziana Spacagna, Paola Pucci, Zoè Gruni, Joaquin
Wolter, Anna Pinolo, Alessandro Bongi, Salvatore, Luca Privitera, Giansandro
Mazzarisi
Apparati Termo/Sonori: Tomaso Azara
Proto_pittura in Apparati Architettonici: Cristiano Coppi
Light Designs: Alessandro Bongi & Lorenzo Maffucci
Video: Z:O:E: Visual Art Studio
Regia: Joaquin Wolter & Luca Privitera
Il percorso di questa compagnia nasce
nel 2000 come gioco spontaneo…dove i vari componenti potevano
passare, fermarsi, circolare liberi nello spazio, lasciando magari soltanto
un’idea, una semplice immagine o un rimando a qualcos’altro…
oggi è invece diventato un vero e proprio gruppo di amanti che
trasmette concetti pratici, sottili e quotidiani….lo scopo principale
è di portare all’interno dei nostri “Viaggi Spettacolo”,
una molteplicità di mezzi espressivi e forme di linguaggio, differenziate
una dall’altra…è un passaggio aperto al teatro, sia
come forma artistica, sia come forma di vita…Esso punta verso
luoghi effimeri, dove il “non luogo” diventa, ricerca in
più direzioni.….è una storia caotica….per
non dire di disturbo…..è talmente avvincente che è
impossibile da raccontare.. Probabilmente quello che metteremo in scena
questa sera, si è già ripetuto altre volte e continuerà
a ripetersi all’infinito…………> è
un gioco ciclico < …………..> dove la necessità
comunicativa si fa primaria <…_ .
Miller lo scrive nel “1934 a Parigi”,
durante le avvisaglie della _ Guerra Civile Spagnola _ .
È un raffinato testo di rivolta , dove,
il soggetto “uomo” > o capro espiatorio “oggetto”
< sottolinea > la sua presenza al mondo <… con una graffiante
ironia ed un linguaggio immediato. L’utilizzo della scrittura
come appunto maniacale, diventa esortazione, pretesto, per trasformare
la realtà in un qualcosa di personale .
Esso nasce come spettacolo teatrale 13 anni fa,
con soli tre elementi: un attore-musicista, un turista per caso, un
giovane grafico alle prime armi. Grazie alla sua partitura viene reso
leggibile un percorso articolato tra arti visive, musica e teatro.
Dopo dieci anni la formazione cambia di due elementi
trasformandosi in un vero e proprio quartetto: Piero Corso, Joacquin
Wolter, Luca Privitera, Francesca Matteoni. Un attore musicista, un
narratore con il sogno della “Rock Star”, un video artista
e percussionista, una giovane poetessa. Inaugurando così la prima
mostra Italiana, (sugl’acquarelli dello scrittore), avvenuta al
Museo Marino Marini di Pistoia (dicembre 1999).
Nel 2002 la compagnia ha deciso di stravolgere
le precedenti edizioni, rielaborando completamente il suo copione. L’esplosione
numerica del gruppo è stata automatica, accomunando così
svariati artisti e non, tra cui: musicisti, attori, operai, falegnami,
camerieri, scultori, liberi professionisti, pittori, autisti, refrattari,
gelatai, ristoratori, studenti, disoccupati, ecc., pronti ad agire in
più contesti per raccontare il cammino di una vita, dove sogno
e realtà si sono intrecciati a tal punto da lasciare profonde
cicatrici. Dove il paesaggio introspettivo diventa sofferto ed estasiato
dall’infinita perversione quotidiana ….
<< J. W. >> ….ho letto questo
testo per la prima volta, quindici anni fa in Europa, poi in Africa,
in una realtà completamente differente; al mio ritorno in Occidente,
covavo una rabbia profonda: Ma com’è possibile che nel
sud del mondo si muoia per cause, che da noi sono banalità assolute?
Il divario è mostruoso e Maniaco Megalopolita è perfetto
per esprimere la rabbia che scaturisce da queste assurde incongruenze.
Abbiamo quindi allestito uno spettacolo basato sul testo di Miller,
che di volta in volta prevede performance, concerto, reading, video
installazioni….ecc. La versione attuale della rappresentazione
combina tutti questi elementi con azioni teatrali “ a diverse
dimensioni “ ….intrecciando più piani contemporaneamente…
> ad esempio, è come quando uno mangia ascoltando la radio
o guardando la televisione, oppure mentre pensi scarabocchiando un foglio
ed il profumo del caffè che esce dalla tazza che tieni in mano,
ti risveglia le cellule del cervello, insomma, quando fai tre o quattro
cose, tutte insieme… il principio di Maniaco è lo stesso
< …guardare, ascoltare, osservare, annusare, toccare e partecipare
attivamente a ciò che ti accade intorno…_ .
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